giovedì 26 luglio 2012

Sulla libertà di NON studiare

Tempo fa ho letto questo libro: Togliamo il disturbo: saggi sulla libertà di non studiare. L'ho trovato molto interessante e ben costruito. Era il primo libro che leggevo della Mastrocola e non mi ha deluso, anzi vi ho trovato enunciati molti pensieri che io stessa ho fatto più volte. In effetti, specialmente nel mio lavoro di bibliotecaria, mi capita molto spesso di parlare con gli adolescenti e ho notato che negli ultimi anni si è consolidata la tendenza di iscrivere i figli al Liceo Scentifico. Il Liceo Classico è troppo, un istituto tecnico o professionale troppo poco, dunque si opta per questo Liceo, divenuto un Liceo-Limbo di cui davvero troppi abusano. L'autrice è un'insegnante che da anni lavora nella scuola e non può fare a meno di rammaricarsi di questa tendenza che ha terribilmente svalutato la scuola stessa: se tutti scelgono la stessa scuola non è altrettanto vero che tutti siano portati per questa scuola, perchè poi sono gli stessi genitori a lamentarsi per la mole troppo elevata di lavoro da svolgere, o per le letture eccessive o eccessivamente datate. Ma, dice la Mastrocola, chi sceglie un Liceo deve sapere a cosa va incontro; deve sapere che lo STUDIO (e non la semplice lettura) è un lavoro serio e a tempo pieno. Se non si è disposti a farsi carico di un tale impegno, ben vengano gli istituti tecnici e professionali. La domanda dell'autrice è più che giusta: perchè tutti noi vogliamo che i nostri figli diventino avvocati, commercialisti, banchieri di successo e non ci fermiamo a valutare CHI sono veramente i nostri figli? Non tutti i ragazzi sono portati per questo tipo di studi, come non tutti gli adulti sono idonei a praticare quelle professioni. Non sarebbe più opportuno e anche meglio se avessimo, chessò, dei fabbri che adorano leggere Dante o dei fornai che ascoltano Debussy? Si arriva così all'ultima parten del saggio dove l'autrice ipotizza un rinnovamento scolastico radicale (in questo momento, purtroppo, più impraticabile che mai!) dove i Licei siano riservati a coloro che AMANO davvero il tempo passato a lavorare sui testi di studio e altri due tipi di scuole: l'una per coloro che decidono di avvicinarsi al Web e alle nuove opportunità che esso offre e un'altra di tipo professionale, dove vengano insegnati lavori artigianali per quei ragazzi che amano maggiormente la manualità. Il comun denominatore di tutte deve essere una buona infarinatura di base che consenta anche a chi sceglie il lavoro manuale di saper apprezzare e comnprendere un libro, per esempio, di Murakami o di Roth.
E questa speranza io ce l'ho anche per i miei figli: che possano fare ciò per cui sono nati e che li fa stare meglio, ma che allo stesso tempo abbiano gli strumenti per andare oltre ciò che sono.

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